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07/01/08

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Chiara

Si ride, certo. La buona notizia è che la commissione che doveva scegliere i magistrati ha preferito lasciare dei posti vuoti, non sempre questo succede. Personalmente mi chiedo: al di là degli accenti e delle acca rimaste nella penna, quale corto circuito può far sì che si scriva, in un elaborato per un concorso per la magistratura, come si mandasse un messaggio sul telefonino? Cmq? Xò? A un concorso per la magistratura, non all'esame di maturità (e già sarebbe poco simpatico). Mah...

Pier Luigi Zanata

Anche la mia commissione ha bocciato molto, tanto da essere chiamata la ''commissione stragi''. Per rispondere alla tua domanda bisognerebbe chiederlo agli autori degli strafalcioni.

Matteo

Le sconcertanti semplificazioni giornalistiche, figlie, queste sì, di una povertà ed arretratezza culturale, tipiche del nostro sgangherato paese, sono ben più gravi dei presunti errori grammaticali degli aspiranti uditori, i quali sono rimasti appunto solo uditori anche per le suddette e palesate mancanze (di quanti siano, poi effettivamente questi somari, il solerte burocrate, assurto a tutore della lingua italiana maltrattata, che ha avvertito la necessità di esternare questa sconvolgente verità, avrebbe tutto il dovere, un giorno, di riferirlo). D'altro canto non risulta che giornalisti del tutto privi di qualsivoglia capacità espressiva e compositiva siano stati inibiti dal proseguire la loro amata professione, continuando così a funestare gli occhi dei lettori. Il problema in particolare risiede nella totale assenza di contestualizzazione delle notizie, peraltro infondate, che vengono riportate. Generalizzare significa ignorare, nel caso di specie, le sofferenze patite dai candidati nello svolgimento di assurde prove cui vengono sottoposti. Assurde, sia ben chiaro, non per la difficoltà tecnica delle medesime, che anzi è auspicata da chi dedica anni di studio alla realizzazione di una aspirazione ormai non più meritevole di attenzioni, in un'ottica che dovrebbe essere appunto meritocratica, bensì per le modalità pratiche che le caratterizzano. È più che fisiologico, in un sistema scolastico che stancamente arranca nel non formare gli studenti (le più recenti indagini hanno rilevato una impreparazione dei docenti maggiore rispetto a quella dei discenti), attendersi da un numero di compiti, di gran lunga superiore alla media storica del concorso, una frequenza più netta di errori ed orrori grammaticali. Come da tempo avviene in tutte le prove scritte. Non si dimentichi che il concorso di cui si discute veniva da una riapertura dei termini, la quale ha comportato la presenza anche di candidati meno motivati. L'oggetto delle attenzioni dei media dovrebbe invero essere dirottato su quello che è il reale problema dei concorsi, e cioè della trasparenza, che mai come nel concorso per uditori si pone in termini drammatici. Trincerarsi dietro un n.i., NON IDONEO, senza che vi siano tracce di correzioni, glosse o segni di una avvenuta e reale lettura dell'elaborato, neppure accompagnato dal voto numerico, è non solo lesivo dei diritti dei candidati, ma anche antidemocratico. Nell'articolo si faceva riferimento ai lunghi minuti dediti a decifrare le parole del testo. Bene, ma i più sanno quale sia la durata di una correzione, scritta nero su bianco sul verbale che affianca il compito del respinto? 4 minuti cari signori. Sfido chiunque a leggere un tema di 12 pagine (in media), in un siffatto lasso temporale. Dunque, o nessuno conosceva l'italiano (stiamo parlando di 3800 persone circa), o, cosa ben più probabile, questi signori del diritto si stanno ora lavando la faccia per deresponsabilizzarsi dinanzi allo scempio in cui hanno fatto cadere la giustizia. E per giustificarsi del fatto che loro i compiti neanche li leggono, assumendo a pretesto casi gravi ed incontestati (ma non sono certo una novità) di ignoranza. Del resto, noi vogliamo un giudice lontano dalla gente e chiuso in un dorato isolamento, fatto più di forme che di contenuti, giuridicamente pre-moderno e in affanno con gli aggiornamenti e con la redazione, per lo più biblica, delle sentenze (certo, 350 pagine per un solo capo di imputazione denotano una grande preparazione manualistica e dottrinale degli scriventi, ma chi pensa a tutti gli altri cittadini che aspettano ancora, dopo molti lustri, una decisione?), un mestierante che tira a campare, ma sapiente dispensatore di latinetti e perle di cultura umanistica, buone per i porci. Basti confrontare la differente portata delle tracce che negli ultimi anni sono state proposte, rispetto a quelle del passato. Come la maggior parte dei magistrati ha riconosciuto, forse non di quelli facenti parte di commissioni d'esame, c'è oggi una classe di magistrati eccezionale, quanto a preparazione tecnica. L'ammirazione ed il rispetto che si convengono ai magistrati di un tempo ha ormai lasciato spazio ad un livore che diviene rassegnazione davanti a questo stato di cose. Il proliferare di corsi di preparazione privati, gestiti da spietati profittatori, a costi esorbitanti certificano l'inesistenza di una idea di cosa debba essere la formazione di un futuro magistrato, lasciato in balia di un'alea incomprensibile e sconsiderata alla luce del ruolo che egli andrà a ricoprire. I tempi di attesa allucinanti tra i bandi non consentono uno studio mirato, sistematico e razionale, che garantisca la qualità ed il merito. Forse sarebbe meglio concludere qui, per non accrescere il senso di colpa endemico della stampa italiana, che continua a rendere un cattivissimo servizio alla collettività. Mi scuso per la partecipazione emotiva e la prolissità che non si addicono ad un post.

irenespagnuolo

Beh il fatto che abbia vinto il concorso un numero di persone inferiore ai posti disponibili non è una novità nel concorso da uditore giudiziario...E' accaduto spesso! Ne so qualcosa, l'ho fatto molti anni fa (superando solo la prova scritta di penale, quindi risultando non ammessa agli orali)...
Terribile comunque il livello attuale degli strafalcioni! "Ai miei tempi" direi proprio che era la difficoltà delle prove a fare stragi non certo il linguaggio!

Irene

Fabio

Il dramma è che alla povertà di linguaggio spesso corrisponde anche una povertà di motivazioni. Mi chiedo quale sia lo spirito che anima le folle di giovani (...e meno giovani) che si accalcano davanti alle aule dei concorsi per la selezione degli uditori giudiziari: se esista in loro una vocazione, uno spirito di missione, la consapevolezza piena delle responsabilità e del peso che questo ruolo comporta. Personalmente son pessimista: credo che, per molti candidati, valga soprattutto la prospettiva di una professione profumatamente remunerata (se non sbaglio gli stipendi dei magistrati son legati a quelli dei parlamentari) e il prestigio e la fama che derivano da una posizione di indubbio potere. Troppe ambizioni, troppe velleità e, alla fine, veramente poca sostanza.

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